Anime

“Trovo molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di coloro che abbiamo perduto sono imprigionate in qualche essere inferiore, un animale, un vegetale, una cosa inanimata, di fatto perdute per noi fino al giorno, che per molti non arriva mai, nel quale ci troviamo a passare accanto all’albero, a entrare in possesso dell’oggetto che è la loro prigione. Allora esse sussultano, ci chiamano, e non appena le abbiamo riconosciute, l’incantesimo è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte, e ritornano a vivere con noi”.

(Alla ricerca del tempo perduto – Marcel Proust)

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Libri, i miei influencerS

 

Ho letto Dubliners  di James Joyce molti anni fa, nella mia gioventù. E oggi che lo rileggo a 48 anni, dopo un viaggio nella sua splendida e motivante città irlandese, ritrovo tutte quelle epifanie che negli anni mi hanno cresciuta e cambiata.

Mi chiedo spesso come sia avvenuta la mia trasformazione, come abbia potuto lasciare la bambina cocciuta, arroccata e imbrigliata che ero per diventare la donna che sono oggi. E in quelle pagine ho trovato la risposta. Ancora una volta. Nuove e rinnovate epifanie.

Ho capito che in ogni libro letto da giovane, in ogni riga che al tempo ho sottolineato, evidenziato, c’erano le indicazioni per la strada da seguire. Una via che sentivo intimamente mia, un desiderio nascosto che ancora non riuscivo a decifrare, ma che mi spingeva fuori dal guscio. Per usare le parole di un grande poeta contemporaneo, Pierluigi Cappello, sentivo “un fremere sconosciuto che, ancora una volta,  non aveva nome e si chiamava passione”. Oggi mi soffermo su quelle sottolineature, e mi emoziono.

Mi rivedo giovane, comprensibilmente irrisolta, impaziente e spaesata con quel libro in mano. Ricordo come batteva forte il mio cuore e come il respiro si affannava nell’intravedere uno spiraglio, una risposta alle tante domande che mi angosciavano. Individuo con chiarezza il punto del non ritorno: quando il mio sguardo sull’esistenza è cambiato fino a percepire ogni cosa in modo differente.

Una quindicenne mi ha chiesto se non mi dispiace sapere che la mia vita volge inevitabilmente alla fine, vista la mia età (il segno dei tempi, ai miei le adolescenti non vedevano l’ora di avere 40 anni…). Mi ha chiesto anche: “Non ti dispiace invecchiare? E che non potrai più divertirti come da giovane?”. Le ho risposto, ma non sono certa abbia capito.

A quell’età è difficile comprendere cosa significhi guardare indietro con affetto e tenerezza verso sé stessi per il percorso compiuto.  Ho sfogliato le prime pagine di Dubliners a quindici anni. A quell’età non  chiedevo agli altri se la vecchiaia facesse loro paura, chiedevo a me stessa se ce l’avrei fatta a crescere. Beh, sono cresciuta, ma sono solo a metà del mio percorso. Per questo, in mano, tengo sempre un libro. Il mio personal influencer.

 

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In volo

Chissà se anche gli uccelli, là fuori, hanno attimi di malinconia. E chissà se, pur avendo il dono del volo, qualche volta si sentono in trappola.

Chissà se cantano allegri e armoniosi, quando nel loro cuore c’è tristezza. E se beccano bocconi di pane anche se non hanno fame.

Chissà se gli uccelli amano i luoghi in cui migrano e se rimpiangono quelli lasciati; se tornano, in primavera, con la speranza di trovare qualcuno.

Chissà se quando cala il buio anche loro pensano alla giornata trascorsa, e la mattina dopo faticano a svegliarsi, qualche volta.

Chissà se capita anche a loro.

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