E la chiamano “tutela ambientale”

Felicità è trovarsi con la natura, vederla, parlarle.
Lev Tolstoj

“Marina di Vecchiano, la spiaggia del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, patrimonio ambientale protetto, è facilmente raggiungibile perché si trova vicino a grandi vie di comunicazione, che consentono di  arrivarvi in poco tempo da Pisa, Lucca, Firenze e Viareggio”. (tratto da http://www.marinadivecchiano.it/serviziistituzionali_territorio.asp)

Parole che evocano immagini di un luogo incontaminato di bellezze naturali. Ho conosciuto Marina di Vecchiano nel 2010 e, in effetti, ne sono rimasta incantata. Per questo ho deciso di tornarci, in agosto, per una tappa della mia breve vacanza in Toscana.
Per immergere i piedi nella sabbia chiara, volgere gli occhi al cielo e al mare, le spalle all’immensa distesa verde del Parco Migliarino.
Peccato che, questa volta, abbia optato per un percorso “alternativo”. Anziché parcheggiare vicino alla spiaggia “fashion” ho lasciato l’auto al primo parcheggio disponibile per incamminarmi attraverso il percorso che, costeggiando il fiume Serchio, conduce alla spiaggia libera.
Ad accogliermi, da subito, carte, bottiglie e altre sporcizie. Ma il “bello” è arrivato poi, quando la lingua di  sabbia dinnanzi a me ha mostrato tutto il suo orripilante appeal.
Queste foto documentano, in parte,  la presenza di ogni genere di rifiuto, dal più semplice al più ingombrante, o imbarazzante: un televisore.

Da spiaggia a discarica

Da spiaggia a discarica

Barca "cassonetto"

Barca “cassonetto”

Come potete leggere nell’articolo qui allegato, datato 23 giugno 2013 e pubblicato da “”Il Tirreno”, il problema è noto:
Proteste e lamentele per i rifiuti abbandonati sulla spiaggia di Marina di Vecchiano. Una parte dell’arenile è stato ripulito, ma una buona parte della spiaggia libera è sempre sotto l’assedio di rifiuti che lasciano il bagnante quasi a bocca aperta come quel grosso paraurti di un’auto (FOTO). Tra i rifiuti accatastati si trova di tutto: da pezzi di plastica a bottiglie e contenitori. E dalla sabbia affiorano anche pezzi di ferro molto pericolosi dove qualcuno ha inserito in cima delle bottiglie di plastica in modo da segnalare la presenza.
Una parte dell’arenile è stata pulita dopo che una decina di giorni fa, l’Ente Parco aveva concesso il nullaosta alla pulizia e il Comune di Vecchiano ha incaricato una ditta di procedere alla pulizia. «L’operazione è cominciata dal lato nord – afferma il sindaco Giancarlo Lunardi -e poi le pulizie si sposteranno a sud, nei pressi della foce del Serchio. In questi giorni ci stanno lavorando ed entro questa settimana la pulizia sarà terminata. Una parte del materiale legnoso restituito dal mare viene spostata in prossimità delle dune, mentre l’altro materiale viene tutto portato via».
Resta il fatto, come segnalano i bagnanti, che quasi a fine giugno una gran parte dell’arenile si presenta ancora in stato di abbandono.
(http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2013/06/26/news/la-spiaggia-libera-di-marina-di-vecchiano-circondata-da-rifiuti-1.7319778)

 Devo, però, soffermarmi sulla data e annotare che a fine agosto la situazione non mi è parsa migliore. Probabilmente i lavori sono in ritardo sui tempi previsti. Probabilmente l’inciviltà di alcuni bagnanti prevale. Immagino, però, i tanti turisti che, tra sorpresa e disgusto, si sono trovati a dover ripiegare su altre mete non avendo il cuore (e lo stomaco) per accedere e sostare in una tale “discarica” a cielo aperto. Mi chiedo come abbiano fatto le non poche persone stese tra pezzi di vetro, pezzi di ferro, bottiglie di plastica e non meglio identificati rifiuti, a restare imperturbabili tra effluvi tutt’altro che aromatici e poco consoni a un parco “patrimonio ambientale”. Triste considerazione: arrivando agli stabilimenti balneari la situazione, improvvisamente, cambia. La spiaggia diventa un’oasi di piacevole riposo, comunque (personalmente) poco apprezzabile se, per raggiungerla, si sono dovuti percorrere centinaia di metri (a piedi) a fianco di un paesaggio desolante. Considerando che ho anche pagato euro 1.80 all’ora per il parcheggio, avrei preferito godermi “angoli di intensa bellezza, dove la natura e le mani dell’uomo si sono unite per la conservazione di un paesaggio straordinario chiuso tra i monti e il mare” come recita il sito internet di Marina di Vecchiano. Temo, invece, che le mani dell’uomo si siano unite per la distruzione del paesaggio mentre poco (o nulla) fanno per la sua conservazione. Potrei dilungarmi e raccontarvi di siti archeologici il cui recupero non è ancora stato inaugurato ma dove le strutture, costate diverse migliaia di euro, sono già arrugginite e piene di spazzatura. Oppure di spiagge “assediate” dai vari “Bagno Maria”, “Bagno Luce”, “Bagno Cicale” (con tanto di optional fashion) sulle quali, però, non puoi neanche azzardarti a sederti in riva al mare se non sei cliente. Ti è concesso, però, camminare sulla battigia. Fermarti no. E’ PROIBITO. Sempre che tu non sia disposto a pagare (leggi pure “farti spennare”) per un ombrellone o un lettino.

“Tutto il mondo ama l’Italia, ma l’Italia non si vuole più bene” ha scritto recentemente il New York Times.
Non posso che condividere questo pensiero, con grande amarezza. Per l’Italia che non si vuole più bene ma,  soprattutto, per noi italiani che non siamo più in grado di dimostrare, o pretendere, senso civico e rispetto.

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La regola

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.
— Joseph Pulitzer —

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“Storia di Malala” – 180 pagine dopo

Una quotidianità fatta di resistenza, di lotta e di speranza.  “Storia di Malala” racconta questo con una fluidità di lettura che sconcerta considerando il clima di guerra e di terrorismo in cui si svolge. Dove ha trovato, questa giovane donna, la forza di opporsi ai talebani e al loro divieto di istruzione per le donne? Dove ha riposto la paura? Ce lo spiega Viviana Mazza, corrispondente agli Esteri per il Corriere della Sera, partendo dal giorno in cui i talebani hanno colpito Malala con  un colpo di pistola alla testa mentre era sul pullman che la riportava a casa da scuola. Era il  9 ottobre del  2012.

Una storia fluida, dicevo, nella sua drammaticità. Viviana Mazza ha saputo destreggiarsi tra cronaca e finzione  restituendo al lettore un quadro fedele ai tragici fatti avvenuti.

Malala Yousafzai con il padre

Tra i protagonisti mi ha particolarmente coinvolta il padre di Malala. Un uomo che, tra tanti uomini, ha fatto la differenza. Interessanti gli editti dei talebani, il pensiero della popolazione, impotente nel suo desiderio di ribellione paralizzato dalla paura. Un cumulo di “macerie umane e morali” dal quale si distaccano fortemente Malala e il padre; una storia di  coraggio che sprigiona brividi. E poi quella “età di mezzo” in cui le donne, in quei Paesi, possono trovare la forza di ribellarsi: prima di diventare “donne” e dopo (appena dopo, mi verrebbe da dire) l’infanzia. Malala  ha respirato il coraggio tra le mura di casa, lo ha letto negli occhi del padre e nella sua voce ha trovato la forza per lottare.

Un impegno e un attivismo  che continuano, come dimostra l’appello  che  Malala Yousafzai ha fatto alle Nazioni Unite per un’istruzione libera e gratuita nel giorno del suo 16mo compleanno. Ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=gksAyQPPD5E

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