Il mistero del volto inciso sulla roccia

Ci vuole spirito da Indiana Jones per andare a passeggio nei boschi incantati. Nel bel mezzo del cammin di mia vita, in un tortuoso sentiero sulle  colline di Rezzato (Brescia), mi si è rivelato un volto maschile e barbuto.Mostasù di Rezzato

Emerso dalla roccia e delineato dai raggi del sole, che si insinuano tra la vegetazione, il “mostasù (faccione) detto anche “deaulì” (diavoletto), non è l’unico elemento curioso che si trova lungo il cosiddetto sentiero della rasa (n.1).  Sullo stesso masso appaiono frammenti di numeri. Date, forse, relative al periodo in cui il faccione fu scolpito. Cosa si cela dietro a questi rilievi e a queste incisioni? Si tratta davvero  del volto di un addetto al trasporto  delle pietre, vittima di un incidente mortale, i cui lineamenti furono scolpiti sulla pietra dai compagni di lavoro per ricordarlo, come viene spiegato dall’ Associazione Naturalmente di Rezzato oppure si tratta di qualcosa di ancor più antico e misterioso come lascia pensare Luca Quaresmini su  Popolis?

“La risposta giusta non la sapremo mai e proprio qui in questo mistero sta tutto il suo fascino, tante saranno le risposte degli uomini” direbbe il Nobel Carlo Rubbia.

 

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Alla scoperta di Sebastiao Salgado

Conoscevo Sebastiao Salgado solo di nome, ieri ho scoperto la sua arte.  La mostra Genesi allestita al Palazzo della Ragione di Milano, fino al 2 novembre 2014, è qualcosa di travolgente. Più volte mi sono soffermata per manciate di minuti davanti a una sua opera. Questa, per esempio Sebastiao SalgadoMinuti passati a chiedermi cosa pensino queste persone che vivono in Amazzonia, in posti dove il tempo è scandito, forse, dai soli bisogni primari, dalla caccia, dai suoni della natura. In questo scatto cosa succede? Dove vanno? Tornano a casa dopo una giornata di caccia?  Quali sono le loro prime preoccupazioni? In un mondo senza la smania del possesso materiale, del successo, del guadagno, dell’immagine, qual è il primo pensiero della mattina e quale l’ultimo della notte? Immersi tra alberi, animali, fiumi e silenzio, è possibile abbiano anche loro pensieri ricorrenti e pesanti come quelli a cui siamo abituati noi? Di cosa parlano con le loro donne e i loro figli? Che progetti hanno per il  loro futuro? A cosa ambiscono?

Sebastiao Salgado

Questo fotografo brasiliano, il cui sguardo verso l’umanità è stato definito “etico”, è davvero un grande narratore. Genesi lo rivela nel suo atto d’amore al pianeta: scatti che svelano paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo”.

Sebastiao Salgado

 

Le sue foto mostrano davvero quanto noi poco sappiamo del Mondo, così come hanno mostrato uomini e donne che sopportano la fatica e il peso di questo stesso mondo contemporaneo.Sebastiao Salgado

Queste due fotografie risalgono al 1986 e sono tratte da una serie di immagini ambientate nella miniera d’oro della Serra Pelada, in Brasile. A voi il compito di trovare un  termine per definire tanta disperazione. Uomini schiavi della speranza di fare fortuna. Giornate di discese e risalite con sacchi pieni di fango e sotto il controllo della polizia militare. Spesso scoppiavano liti che finivano in spari e sassate.

Sebastiao Salgado

 

 

 

 “Io ho sempre fotografato una sola specie: noi uomini. Con massimo rispetto mi sono avvicinato alle altre specie, animali, vegetali, minerali e ho compreso che tutto ciò che esiste di utile, di importante, di essenziale nel nostro mondo, esisteva già in un tempo anche lontano. Nelle società così dette primitive esisteva già un’idea di solidarietà, di società, di amore”

Sebastião Salgado

Apprendo, leggendo, che Salgado ha avuto una crisi che lo aveva quasi portato ad abbandonare la fotografia e che la mostra Genesi segna il suo ritorno. Ne sono felice perché c’è bisogno di qualcuno che sappia mostrarci le meraviglie del mondo. Vi lascio segnalandovi un link nel quale Salgado spiega la sua ricerca del Paradiso del quale, in qualche modo, ha voluto farci dono. Nell’articolo troverete altre strepitose fotografie anche se il consiglio è quello di immergervi di persona nelle immagini di Genesi.

http://www.nikonschool.it/sguardi/88/Sebastiao-Salgado.php

 

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2 agosto 1980

“Il nostro treno era passato da poco”.
Questa è l’unica cosa che ricordo di quel giorno. Era il 2 agosto del 1980.
Una frase che pesco nei ricordi confusi della mia infanzia. Un viaggio al Sud con i miei nonni. Una frase sbiadita, confusa nella mente, come quella pronunciata un altro giorno, di qualche anno prima: il  28 maggio del 1974. Quella mattina, mio nonno era transitato da piazza Loggia poco prima dello scoppio. Sono, anche queste, cicatrici che porto sulla pelle: la fortuna, per la mia famiglia, di aver scampato per ben due volte la tragedia. Poi c’è il dolore per chi ora non può parlare perché non c’è più. Non so se, pensando al vostro passato, vi è mai capitato di sentire un senso di disagio al quale non sapete bene dare forma. Spesso lo legate a suoni, a odori, a profumi, a località, a persone. E ogni volta che si ripropone quel suono, quell’odore, quella persona, quel nome, quel luogo, scatta il disagio che vi trascina indietro, negli anni. Capita, questo, anche con le date.
Oggi è una di quelle giornate.

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