La miseria dell’anima

Conosco molte persone, di diversa estrazione sociale. La maggior parte ha case di proprietà. Si parla tanto di crisi, e gli effetti sul mondo del lavoro si vedono.

Ma cos’è la povertà, oggi, se così tante persone hanno di che vivere in abbondanza? Mi guardo attorno, ascolto, e penso…

Individui che si lamentano, che imprecano sui social network, che piangono miseria. Poi scopri che hanno una casa per la quale non pagano il mutuo, perché è già di loro proprietà. O, in molti casi, per la quale il mutuo lo pagano, ma in misura minima visto che il grosso della spesa è stato sostenuto da papà e mamma, grazie a un anticipo importante sull’acquisto che ha abbassato notevolmente la cifra dilazionabile nel tempo. In altri casi oltre all’abitazione principale hanno anche una casa al lago, al mare o, perché no, all’estero.

Il lavoro? Beh, quello magari non dà grandi soddisfazioni, ma il paracadute familiare c’è, e rasserena. Però, “C’è crisi, va tutto male, chissà dove andremo a finire!”. Già, chissà proprio dove andremo a finire se perdiamo di vista la realtà. Soprattutto se chi ha davvero motivo di lamentarsi, tace. Per dignità, o semplicemente perché abituato da sempre a “tirare a campare”. Perché in tutta la sua vita ha sempre e unicamente dovuto – e voluto – bastare a sé stesso. Senza nulla chiedere. Ce ne sono di individui cosi’, ma non li si scova facilmente. E ciò che mi fa sorridere – con amarezza – è che spesso sono proprio queste persone ad essere oggetto di invidie. Non perché abbiamo auto, case o abiti lussuosi di cui adornarsi, ma perché paiono imperturbabili, nel loro vivere come piccole formiche operose. Ma nulla, o quasi, posseggono. Se non la convinzione che l’essere sia più importante dell’avere. Ed essere coerenti con sé stessi è, per loro, la priorità. Così come il non dover chiedere niente a nessuno.

Conosco una donna, Maria,  che non ha mai accettato la “schiavitù” della dipendenza: economica, psicologica, intellettuale, sentimentale. Ha pagato, per questo. Ha pagato molto cara la sua scelta di libertà. E oggi vive con una “pensione” minima dello Stato. Un assegno sociale, però. Perché pur avendo lavorato molti anni, non ha raggiunto il minimo sufficiente per una pensione di vecchiaia. Parliamo di cifre attorno ai 500 euro. L’unica cosa che possiede, e che si è guadagnata con non poche difficoltà e salti mortali, è una piccolissima casa. Un nido, nulla di più. Quattro mura, 50 metri quadri, poca cosa. Il frutto di un difficile percorso (che non starò qui a tracciare), fatto di continue cadute e tradimenti. Perché è importante questo dettaglio? Perché è il motivo per cui Maria (per la quale anche la salute non è affatto stata clemente), non si lamenta. Perché sa che donne e uomini della sua stessa età, nella sua stessa condizione, o peggiore, non hanno nemmeno la sicurezza di una casa. Il vero problema sarebbe se dovesse pagare un affitto. I 500 e rotti euro non basterebbero per sopravvivere. In banca non ha risparmi. E acquistare medicine per i problemi che la attanagliano, costa. Anche se per molti farmaci ha l’esenzione.   Le manca da mangiare? No, acquista con parsimonia e ringrazia quotidianamente lo Stato della carta acquisti: 20 euro al mese concessi a persone indigenti per comprasi il cibo. Va in vacanza? Quando era in forze, sì. Cosa di poco conto, ovviamente. Ma i piedi nel suo amato mare li andava a bagnare. Questa è povertà? Ci andiamo molto vicini. Se quella casa non appartenesse a lei, senza dubbio sarebbe povertà.  Ma questo è solo un punto di vista. Per altro, il suo (ironico, no?). Di certo lei vive in uno straordinario mondo di ricchezza umana, di dignità, rispetto e indipendenza.

Conosco anche uomini e donne che hanno solo un’auto vecchia (ma funzionante) come unica proprietà e che da sempre svolgono lavori precari. Certe volte a fatica arrivano a guadagnare 800 euro mensili. Pagano un affitto? Sì, tirati fino al collo. Il resto lo riducono al minimo. Vacanze? Dipende, qualche gita fuori porta. Se l’anno è andato meglio del solito, magari con lavori che hanno permesso di arrivare a uno stipendio di 1200 euro, qualche giorno al mare o in montagna se lo concedono. E’ povertà? Anche in questo caso scivoliamo nella stupefacente ironia… “Non ho nulla, ma sono felice. Non ho bisogno di avere qualcosa per sentirmi alla pari o meglio di altri. Ho ciò che mi serve”, dicono. Ok, quindi? Chi sono i poveri? Quelli che si considerano tali perché non hanno la casa di proprietà, l’ultimo modello d’auto, di smartphone o possibilità di fare vacanze in luoghi da sogno, come altri? Quelli che non hanno un lavoro ma “tanto ho i miei che mi aiutano”? Quelli che stanno 14 ore al lavoro, includendo festivi e notturni, per accumulare sempre di più, acquistare più case, veder lievitare il conto in banca – ricoprendosi di polvere e grigiore umano oltre che di oro – solo per poter dire “guarda come sono sciupato, io lavoro per vivere. Io fatico, mica gli altri sfaticati”. Oppure, quelli che “quest’anno è stata dura, mai visto una crisi così. Se va avanti sarò col culo per terra in poco tempo. Meglio vada a rilassarmi nella mia villa in Sardegna. A settembre, poi, andrò qualche giorno in Giappone”. Ditemi, quindi, chi è davvero in coda sulla soglia della povertà?

 

Informazioni su Paola Buizza (LaBui)

Giornalista con un futuro sempre in discussione e un passato costruito sull'istinto. Una vita geograficamente collocata oltre gli schemi e gli stereotipi. Una donna che cade, soffre, si rialza e cammina. A volte, vola. Questo blog, comunque, non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001
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