Oggi camminavo nel vialetto fuori dalla redazione, dopo che per lungo tempo era caduta la pioggia. Quattro passi verso il bar, come faccio spesso. Nell’aria c’era un piacevole profumo, non il petricore sprigionato dal battere delle gocce sulla terra asciutta ma l’essenza fresca delle piante, dell’erba bagnata. Ho inspirato a lungo e si è spalancata una porta dellamemoria: io, piccola, che camminavo per i viali alberati di Cesenatico quando, dopo un temporale, la nonna mi portava a cercare le lumache. Il ricordo è riaffiorato impetuoso e delicato allo stesso tempo. Che pace! La stessa che provavo nei mesi d’estate trascorsi al mare quando, dopo giornate di sole e di caldo, arrivava la pioggia a rinfrescare. Noi bambini ce ne stavamo rintanati in casa a giocare, per poi correre in spiaggia, a temporale finito, per affondare i piccoli piedi nella sabbia bagnata, tra gli ombrelloni chiusi come i fiori di notte.
Immagine realizzata con l’AI
Marcel, tu la sapevi lunga
Lo so che i nostri sensi giocano un ruolo fondamentale nella formazione e nel recupero dei ricordi, ma ogni volta che lo sperimento, mi sorprendo. E nel mio caso nasce sempre (o quasi) tutto da un odore. È la memoria episodica olfattiva, definita anche effetto Proust, o effetto Madeleine perché l’incredibile Marcel spiegò bene cosa significa il ricordo che in ogni momento della vita può riaffiorare dall’incontro con un sapore, un oggetto, un gesto, un colore, un profumo. Ma l’olfatto…mamma mia, continua a far saltare fuori i conigli dal cilindro! Tra i cinque sensi è l’unico ad avere una via diretta con l’ippocampo e l’amigdala, le regioni del cervello coinvolte nella formazione e nel recupero dei ricordi, oltre che nella gestione delle emozioni. Non segue percorsi lunghi, procedere diretto e preciso verso luoghi, o un tempo, in cui non ricordi di essere stato. Ti prende e ti riporta là o, se preferite, riporta il là, qua.
Troviamo di tutto nella nostra memoria, è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso
Marcel Proust
Ho fatto una ricerca sugli odori che hanno un potere evocativo straordinario:
Profumi floreali: rosa, gelsomino, lavanda
Odori della natura: erba fresca, mare, terra bagnata dopo la pioggia
Odori legati all’infanzia: profumi di giocattoli, colla o prodotti per la pulizia utilizzati in casa
Profumi personali
Odori ambientali: di una libreria (carta e inchiostro)
Io ricordo questi profumi
Molti degli odori citati coincidono con i miei, anche se il profumo floreale che mi riporta al passato è quello dei gerani, perché c’erano quelli sul balcone di casa mia. L’erba fresca e la terra bagnata (o l’asfalto) lo sono senza dubbio, ma io ricordo la passerella in cemento del Bagno Milano, a Cesenatico. Ricoperta da grani di sabbia e gocce di abbronzante, resa incandescente dal sole d’agosto, emanava un profumo che, per me, è quello che identifica le estati degli anni Ottanta.
Giocattoli…la gomma del Cicciobello e i capelli della mia bellissima Barbie nera.
Ampia gamma di «profumi personali»: c’è quello di mio nonno che ritrovo nella berretta di lana bianca a righe rosse e gialle che indossava nelle notti d’inverno, per tenere la sua testa pelata al caldo. C’è il maglione di mia madre, intriso del profumo della sua pelle che mi lasciava addosso ad ogni abbraccio. Loro non ci sono più, ma rivivono nella trama di quei tessuti.
Quel certo nome letto un giorno in un libro contiene fra le sue sillabe il vento impetuoso e il sole brillante che c’erano quando lo leggevamo
Marcel Proust
Tra gli odori ambientali penso sia abbastanza scontato rispondere la carta dei libri di testo, i trucioli di matita e le biro profumate. Dio mio, la lista potrebbe continuare all’infinito ma la chiudo con il profumo dei biscotti bresciani (che penso non ritroverò più) e quello della pizza fatta in casa. Quella della mia nonna era unica, il pomodoro profumava di aglio. Quel profumo l’ho ritrovato solo una volta nella mia vita, sarà stato una quindicina di anni fa. Stavo entrando in un locale di Salò del quale non ricordo il nome. Beh, mi si è infilato nelle narici e sono andata a sbattere dritta dritta contro uno dei tanti ricordi assopiti.
Ê così che i ricordi riprendono vita, muovendosi come ombre sui muri, nella notte dell’oblio. Ogni tanto mi perdo in queste riflessioni, a voi capita mai? Se leggendo questo testo avete mosso le narici e inspirato più profondamente, forse è il momento di cercare i vostri frammenti di memoria.
Dimenticato l’alfabeto dell’olfatto che ne faceva altrettanti vocaboli, d’un lessico prezioso, i profumi resteranno senza parola, inarticolati, illeggibili.
Giornalista multimediale (moderatrice e presentatrice) con un futuro sempre in discussione e un passato costruito sull'istinto.
Una vita geograficamente collocata oltre gli schemi e gli stereotipi. Una donna che cade, soffre, si rialza e cammina. A volte, vola.
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