Chi ha paura dell’intelligenza artificiale? Io un po’, lo ammetto. Ci gioco, la utilizzo, la sperimento. Ma la temo. Anzi, temo noi. Ci stiamo affidando troppo alla macchina, al mondo digitale. Le penne ci cadranno di mano perché non sapremo più come impugnarle. La grafia già da tempo si sfalda, ci sfugge dalle dita troppo abituate a pigiare sulla tastiera. E il nostro pensiero? Che ne sarà? Leggo chi non ha mai saputo costruire una frase di senso compiuto e mi stupisco delle sue abilità letterarie. Apprese nel lampo di tre secondi così, in un tempo più veloce del gorgoglio di una moka.
Il rischio di perdere le nostre piccole (o grandi) abilità umane non è remoto: è già qui. I chatbot scrivono per noi, rielaborano per noi, ci regalano comodità automatiche. Fanno scrivere bene chi non lo ha mai saputo fare, fanno sembrare tutti colti, esperti. E andrebbe anche bene, se nel frattempo continuassimo a praticare la conoscenza, a coltivare il sapere. Se ci sforzassimo di apprendere, di fare ricerca, se faticassimo un po’. Ora sarà anche più difficile praticare le lingue straniere sui social.
Meta AI Translation
Una cosa che mi piace di Instagram è la possibilità di ascoltare personaggi, politici, giornalisti stranieri nella loro lingua madre – inglese, francese – per rinfrescare le mie conoscenze. Ma ho scoperto che Meta ha introdotto Meta AI Translations, una funzione che traduce e “doppia” automaticamente i Reel con un’AI che clona la voce originale e sincronizza il labiale.
Vedrete anche voi, come è accaduto a me, personaggi stranieri parlare come se fossero italiani…
Certo, la funzione si può disabilitare. Ma intanto continueranno ad apparire sempre di più.
Comodo? Certo. Utile per farsi conoscere all’estero? Anche. Ma in quanti avranno ancora voglia di sforzarsi nella comprensione, ora che esiste questa scorciatoia?
Mi chiedo se non sia proprio chi ha meno basi a rischiare di più: chi già fatica, davanti a una scorciatoia così comoda difficilmente troverà motivo per continuare a provarci. Perché più tutto sembra facile, meno si sente il bisogno di impegnarsi. E così, senza accorgercene, smettiamo di allenare proprio le competenze che più avremmo bisogno di coltivare.
Il pensiero apocalittico e le regole del gioco
Servirà ancora leggere libri, studiare, creare? Sì, ne sono certa. A volte vengo travolta da pensieri apocalittici: come nei film di fantascienza, ci ritroveremo davanti a un vecchio giradischi che ancora suona, a una radio che gracchia. Cammineremo su campi di grano anneriti ma vivi, con spighe tenaci che resistono, tra ciuffi di verde che spaccano l’asfalto e calle che rifioriscono dopo il gelo. Saremo più poveri di strumenti, ma forse più ricchi di senso. E saremo felici.

Che ne sarà di noi umani quando tu prenderai il sopravvento? Ho chiesto a Chatgpt. «Non “voglio” dominare il mondo» , mi ha risposto. «I rischi nascono invece da come le persone, le aziende o gli Stati usano la tecnologia. La storia è ancora tutta da scrivere — e gli esseri umani decidono molte delle regole del gioco» .


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