Questa non è una pipa

Magritte sapeva: ciò che vediamo non sempre coincide con ciò che è

Quando la storia incontra il presente, e viceversa, rimango affascinata. Stamattina ripensavo alla pipa di Magritte.

Per anni, da giovane, mi sono chiesta: «Ma cosa vuol dire che “non è una pipa”?». Poi, crescendo, ne ho compreso il significato. Ma, se devo essere sincera, mai come ora nel colgo la portata. Perché quel dipinto, che in realtà si intitola Il tradimento delle immagini, realizzato da Magritte nel 1929 e ripreso più volte nel corso della sua vita, oggi è folgorante.

Ceci n’est pas une pipe

Se non vedo, non credo. Chi può dirlo, oggi? Quello che vedo non è necessariamente quello che è.

Pensate a ciò che accade con i video creati con l’AI.

L’intelligenza artificiale non si limita a rappresentare qualcosa che non esiste: può costruire immagini e video capaci di farci credere che qualcosa sia realmente accaduto. Il problema, quindi, non è soltanto che le immagini possono ingannare, ma che la nostra fiducia nelle immagini può essere usata contro di noi.

L’arte – il pensiero di artisti che sanno leggere il tempo, passato, presente e futuro – talvolta intuisce ciò che ancora non riusciamo a vedere.

Nel 1929, René Magritte ci metteva già davanti a un paradosso: ciò che vediamo non coincide necessariamente con ciò che è.

«La famosa pipa… Me l’hanno tanto rimproverata! E tuttavia… la si può forse caricare, la mia pipa? No, vero, non è altro che un’immagine. Dunque, se avessi scritto sotto il mio quadro: “Questa è una pipa”, avrei mentito!»

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