Che caos, non trovate?
Stiamo vivendo un tempo complesso, in cui i conflitti bussano sempre più forte alle nostre porte e principi che davamo per assodati vacillano pericolosamente. Cos’è la democrazia? E la pace? Cos’è la verità? Cos’è il rispetto?
Tutto e il contrario di tutto. Così ci vogliono far credere.
George Orwell ci aveva avvisati: quel 1984 oggi è più che mai tra noi.
Cosa possiamo fare, noi? Ognuno di noi.
Nulla, verrebbe da rispondere.
Eppure, cosa accadrebbe se ci comportassimo come se il futuro dell’umanità dipendesse davvero da noi?

Rosa Parks ha cambiato il mondo, da sola. Aveva 42 anni il giorno in cui accadde tutto. Era impegnata politicamente, ma lavorava anche come sarta in un atelier di Montgomery, in Alabama (USA). Il 1° dicembre 1955, dopo una giornata di lavoro, stava tornando a casa in autobus e si sedette in un posto riservato ai bianchi: quelli destinati alla popolazione nera erano tutti occupati.
Dopo tre fermate salì un uomo che le intimò di spostarsi, di cedergli il posto. Rosa Parks, impassibile, rifiutò. L’uomo si alterò, iniziò a urlare. L’autista fermò l’autobus e chiamò la polizia. Gli agenti arrivarono e ammanettarono Rosa, accusandola di condotta impropria e di aver violato le norme cittadine.
“Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro […]. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire”.
Un gesto di resistenza che scatenò il movimento dei diritti civili. La fermezza di quella donna “stanca di subire”, cambiò il mondo.
Una singola persona può fare molto.
Forse la salvezza del mondo non dipende dal convertire gli altri alle idee giuste, ma dal creare le condizioni perché ciascuno impari a pensarle. Non esiste un giudice supremo delle idee: esiste solo la responsabilità individuale di metterle continuamente in discussione.
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