Blanco. Storia di una passione, quarantene e paranoie

Quanto tempo occorre per fare avverare un sogno? A volte non basta una vita, altre è concesso solo tra le braccia di Morfeo. Altre ancora, è qualcosa di improvviso e inaspettato

Ho letto molto su Blanco, in questi giorni. Da quando ha vinto il Festival di Sanremo insieme a Mahmood, con il brano “Brividi”, non si è fatto altro che parlare di lui, di quanto è giovane (19 anni il 10 febbraio), di come il successo sia arrivato all’improvviso, del futuro radioso che sta lì ad aspettarlo, della fidanzata, dei genitori, di record su Spotify, dei suoi abiti e delle trasparenze…di tutto e di più. Eppure c’è qualcos’altro, scivolato via forse troppo velocemente, che ha catturato la mia attenzione.

Qualcosa che risale all’inizio del 2020 quando Riccardo Fabbriconi (questo è il suo nome) se ne stava chiuso in casa come tutti noi altri. Quel qualcosa ha un nome, Quarantine paranoid: il suo primo Ep realizzato con i mezzi che aveva a disposizione e poi caricato su SoundCloud. Grazie a quei cinque brani è stato notato da un’etichetta che gli ha proposto un contratto discografico. La storia potrebbe finire (o iniziare) qui, e stop. Ma lì dentro, per me, ci sta il senso di quella resilienza di cui tanto si parla e poco si conosce: la capacità di assorbire un urto senza rompersi. Che un po’ mi ricorda il kintsugi, l’arte giapponese che utilizza una mistura di lacca e oro per riparare gli oggetti, rendendoli ancora più preziosi.

Febbraio 2020 – febbraio 2022 in un salto di corda. Ventiquattro mesi in un soffio, svaniti tra le mani. Con il lockdown e quel senso di claustrofobia che ha colto un po’ tutti alla sprovvista. Ci sono coppie scoppiate, ragazzini e ragazzine finiti in depressione e sempre più chiusi nel loro isolamento. E così gli adulti, impossibilitati a vedere, fare e pirlare, si sono ammutoliti e inebetiti davanti a uno schermo.

C’è chi, pur soffrendo l’isolamento, ha continuato a coltivare i suoi interessi, approfittando del maggior tempo a disposizione. Per leggere, ad esempio. Per cucinare. Per guardarsi attorno, imparando ad osservare. Per migliorare un hobby o, perché no, per affinare la propria professionalità, coltivare il proprio talento.

Due anni fa, in quelle case che all’improvviso ci sono parse chiuse a catenaccio dal di fuori, c’era anche Riccardo, un giovane ragazzino come tanti, appassionato di musica e calcio. Immaginiamo, visti gli eventi, che il calcio lo potesse praticare ben poco. La musica, invece…quella, probabilmente, gli ha salvato i nervi. Certamente gli ha cambiato la vita. E’ così che quelle “paranoie da quarantena” che hanno rallentato, spossato, demoralizzato e inviperito la maggior parte delle persone, a lui lo hanno motivato, smosso, focalizzato. Non che non gli sia pesato tutto quel tempo sospeso e poi il coprifuoco alle 18 e le videochiamate interminabili per ogni cosa, con gli ormoni adolescenziali in subbuglio e la voglia di scappare. Qualcuno (e forse più) si sarebbe lasciato andare, sopraffatto dall’accidia. Lui no. Nelle parole e nelle note ha trovato le ali per evadere.

Volare restando fermi, chi non l’ha fatto, da giovane?

Ce ne siamo dimenticati, ma la bellezza della vita sta tutta lì, nella capacità di sognare, di credere, di provare. Certo, per farlo bisogna avere delle passioni, qualcosa che faccia battere il cuore e dare forma ai sogni. Ritorniamo, quindi, a due anni fa. Al lockdown e a quel ragazzino ancora minorenne che, appese le scarpette (da calcio) al chiodo, giocoforza, fa l’unica cosa che gli sia possibile fare in casa: cantare. Scrivere, esprimersi. Ora, sui testi si potrebbe obiettare, ma non essendo questo il punto, vado oltre. Il punto è la differenza tra il guardare e il fare, tra il lamentarsi e l’agire, tra l’essere o non essere, suggerisce Shakespeare. Ecco che le nostre “paranoie da quarantena” diventano le sue Quarantine paranoid. Uno sfogo in musica per non impazzire. Quello che accade poi è storia recente: una casa discografica lo nota (pare Hollywood, vero?), per lui arriva il primo contratto, entro l’autunno 2020 il terzo singolo e i primi riscontri del pubblico, i primi riconoscimenti. Più o meno è andata così, mi perdonerà Riccardo-Blanco per gli errori biografici. Salto di anno: nel 2021 Blanco pubblica il suo primo album in studio, Blu celeste, fa le sue prime apparizioni in tv e via così fino al Festival di Sanremo 2022.

Che bello, quindi, ripensare a quel ragazzo nella stanza che non si abbatte. Che sbuffa, grida, scalpita e canta come un pazzo. Immagino le smorfie del suo viso, quando la voglia di spaccare il mondo ti travolge e stordisce. Quando ti senti vivo, nonostante tutto e tutti. Quando non attendi altro che la porta si apra per correre fuori, libero e lontano. Quando hai una passione che ti tiene compagnia nei momenti più bui, anche se sei solo, anche se sei stanco, anche se c’è buio. Questa è l’energia che mi piace e che, anche se non ho più 18 anni, mi fa sentire la vita fra le mani e ancora tanta voglia di fare e di sperare.

La letteratura non permette di camminare, ma permette di respirare (Roland Barthes)

…e la musica, a volte, consente di volare

Informazioni su Paola Buizza (LaBui)

Giornalista con un futuro sempre in discussione e un passato costruito sull'istinto. Una vita geograficamente collocata oltre gli schemi e gli stereotipi. Una donna che cade, soffre, si rialza e cammina. A volte, vola. Questo blog, comunque, non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001
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